La scuola italiana e le riforme scolastiche italiane

repubblica-italianGli anni ’90 sono molto importanti per il sistema scolastico italiano, a partire dalle idee di Luigi Berlinguer, ex rettore dell’Università di Siena, che si pose alcuni obiettivi importanti, come l’aumento del periodo di obbligo scolastico, la riforma dell’esame di maturità, il riordino dei cicli di studio e l’autonomia scolastica.

Nel corso del 1997 è stata varata la riforma Berlinguer, che prevedeva la completa abolizione delle scuole elementari, delle medie e delle superiori, al cui posto furono previsti due cicli di studi, uno primario (da 6 a 13 anni) e uno secondario (da 13 a 18 anni). La stessa riforma stabilì anche la riforma dell’esame di maturità, che venne diviso in tre diverse prove: una prima di lingua italiana, una seconda variabile, a seconda dell’indirizzo di studi che era stato fatto nei cinque anni precedenti (ovvero con la scuola secondaria di secondo grado), mentre una terza prova incentrata su un quiz multidisciplinare a scelta multipla. La riforma cambiò anche il punteggio finale, che passò da sessantesimi a centesimi.

Nel corso del 2001 il nuovo Ministro per la Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, fece una riforma che cambiò praticamente quanto stabilito dalla riforma Berlinguer, approvata appena 6 anni prima. La scuola superiore di secondo grado fu divisa in due rami: il primo che prevedeva otto indirizzi liceali, il secondo che invece prevedeva una serie di corsi di formazione professionale.

Nel 2009 entrò in vigore il decreto Gelmini, che ha modificato il sistema di valutazione degli studenti per la scuola primaria, con il nuovo voto con corrispondenza, e per la scuola secondaria di primo grado, con l’introduzione del voto assoluto, facendo tornare in “auge” il maestro unico per la scuola elementare (abolito in precedenza nel corso del 1990).